Un’offerta che unisce l’esperienza del cioccolato alla migliore tradizione del caffè, del gelato e della pasticceria italiana. Nata nel 2009 come azienda familiare, oggi Cioccolatitaliani conta 49 punti vendita. E continua a crescere.

di Paolo Andreatta

Nominato da Forbes nel 2020 tra le 100 eccellenze italiane nel mondo, il brand dolciario fondato nel 2009 dalla famiglia Ferrieri si impone oggi, alla vigilia di una ripartenza post lockdown a lungo attesa, come esempio virtuoso di un modello di F&B Management capace di sostenere l’urto della pandemia e rimodellare il proprio business senza perdere la propria identità.

«Questo periodo ha rappresentato un colpo durissimo da assorbire, con un calo del fatturato del 70% – racconta il CEO di Cioccolatitaliani nonché Presidente di UBRI, Vincenzo Ferrieri. – Eravamo molto impegnati nello sviluppo e sul piano degli investimenti. La pandemia ci ha fatto capire quanto è importante riuscire a cambiare ed evolversi rapidamente, essere un brand digitale, stare al passo con i cambiamenti tecnologici».

 Vincenzo Ferrieri con il padre Giovanni.  In alto: Vincenzo Ferrieri, CEO Cioccolatitaliani e Presidente UBRI.

Visione manageriale

L’obiettivo di questi mesi è stato quello di tenere accesa l’attenzione del brand nella testa dei consumatori, anche a punti vendita chiusi. Una qualità costruita grazie a un asset aziendale ragionato e basato su un approccio manageriale.

«Quando siamo nati nel 2009 eravamo un’azienda familiare – spiega Ferrieri. – I miei avevano una pasticceria a Napoli. Dopo gli studi in economia ho deciso di dedicarmi a questo mondo. Era un’epoca in cui la ristorazione organizzata non si era ancora davvero sviluppata in Italia. Possiamo dire che ne siamo stati pionieri. Abbiamo avuto la lungimiranza di capire che il food si sarebbe evoluto lungo una traiettoria valoriale che premia l’esperienzialità, il valore aggiunto di un brand oltre che del suo prodotto».

Chocology, l’arte di mixare il cioccolato

La parola chiave in tutti i 49 punti vendita – in 8 Paesi – è Chocology: una vera e propria mixology del cioccolato. Un’idea di fondo che guida fin dalle origini il cammino di questa azienda. «Vogliamo dare una reinterpretazione del cioccolato. Con il nostro brand abbiamo voluto cambiare le regole della cioccolateria. La nostra mission è infatti quella di abbinare al cioccolato i prodotti della migliore tradizione del caffè, del gelato e della pasticceria italiana».

Un percorso di crescita coronato con l’inaugurazione a fine aprile di un nuovo punto vendita a Torino. «Siamo davvero contenti di questo traguardo. Vediamo in Torino una città che si sta aprendo a nuovi format di ristorazione, con una clientela giovane aperta alla sperimentazione. Sarà un banco di prova, a maggior ragione nel mondo del cioccolato, davvero importante. Basti pensare che la maggior parte dei nostri fornitori è proprio piemontese: da Giraudi a Gobino e Bessone».

L’Horeca del futuro

Se la pandemia e le nuove esigenze post Covid cambieranno il volto del fuori casa, Ferrieri non ha dubbi su quali siano i valori su cui si dovrà puntare. «Sono convinto che ci sarà un allineamento valoriale tra il brand e le scelte del cliente. Per questo credo che oggi sia essenziale lavorare sulla costruzione di una forte identità del brand, basato su qualità e valori manageriali. Con UBRI cerchiamo di affermare proprio questo. Il settore organizzato in catena è un settore importante nella nostra economia. È necessario condividere best practice, esperienze, successi ed errori. Solo così riusciremo a far valere la competitività del sistema Italia nel mondo Horeca nei confronti della concorrenza internazionale».

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