Un viaggio nell’estate alberghiera, tra le voci dei protagonisti del mondo dell’hotellerie e dell’F&B Management. Con un commento di Roberto Necci, Presidente del Centro Studi di Federalberghi Roma.

di Paolo Andreatta

Tanto attesa, l’estate 2020 è arrivata e ha lasciato dietro di sé molte domande.

L’analisi dei numeri mostra una realtà composita. Un punto fermo lo segna, però, l’allarme lanciato dall’Istat in una memoria presentata in Senato, che parla di un 57,8% di imprese di alloggio a rischio chiusura. Una percentuale che sale addirittura al 66,5% per le realtà ristorative. A cui fanno eco le stime elaborate da CST Firenze per Assoturismo Confesercenti, che parlano di 148,5 milioni di presenze nel trimestre giugno-agosto, oltre 65 milioni in meno rispetto al 2019 (-30,4%). Nonché quelle di Federalberghi.

Un quadro problematico

Se a riaprire sono stati circa l’80% degli alberghi italiani – numero raddoppiato da prima dell’estate – i risultati in termini di presenze e fatturato in molti casi non sono arrivati. Secondo l’indagine SWG per conto di Confturismo-Confcommercio dello scorso agosto solo il 60% degli italiani si sono concessi una vacanza. Quasi il 10% in meno di quelli che a giugno ne avevano dichiarato l’intenzione.

Per le città d’arte, Federturismo parla addirittura di un calo di fatturato, tra giugno e agosto, del 70%-90% rispetto al 2019. Fanno meglio le destinazioni balneari con cali, nelle situazioni più difficili, fino al 40%. E ancora meglio le aree di montagna che si fermano a un -30%.

Montagna, un quadro positivo

In alcuni casi i risultati dell’estate hanno invece fatto registrare numeri in linea con lo scorso anno. «Dopo un luglio in salita – racconta per esempio Veronica Revel Chion, Direttrice e F&B Manager dello storico 5 stelle Hotel Royal e Golf a Courmayeur – il turismo è andato aumentando di giorno in giorno, con un agosto oltre le aspettative che ci ha riportato sui numeri del 2019». Qui, a giocare a favore c’è stata senza dubbio la scelta degli italiani che hanno preferito lasciare le città a favore delle seconde case, puntando su pendolarismo e weekend all’aria aperta. «Possiamo considerarci da sempre punto di riferimento per la clientela milanese, che qui ha moltissime seconde case. Vengono nel nostro bar, nei nostri ristoranti, nella nostra piscina. Una tendenza che quest’estate è anche aumentata. Basti pensare che in questi mesi il fatturato della nostra offerta F&B, con ristorante stellato incluso, ha generato numeri maggiori rispetto alle camere». Supplendo anche all’assenza del turismo over 80 e a quello americano, completamente azzerati.

Bene soprattutto agosto

Risultati positivi che trovano riscontro anche in altre realtà, a testimonianza di una decisa dicotomia tra città e aree di montagna e di mare. Nonché tra zone a vocazione turistica internazionale e altre rivolte a un turismo prevalentemente italiano.

«Tra luglio e agosto abbiamo lavorato abbastanza bene – spiega Mario Volpe, F&B Manager all’Hotel Excelsior di Napoli. – Siamo aperti, anche se in modalità ridotta. Il bar segue un orario più contenuto, mentre il ristorante lavora solo per l’eventistica. Quelli che stiamo ospitando sono eventi last minute: anniversari, compleanni, feste di laurea. Ad agosto, in termini di camere, abbiamo registrato addirittura un overbooking. Lavoriamo esclusivamente con buffet assistiti o con monoporzioni che permettono di servire i clienti senza che ci sia alcun contatto con il piatto di portata».

Roma tra le realtà più colpite

Tra le città che preoccupano di più c’è la capitale, dove ad aprire sono state, secondo i dati di Federalberghi Roma, solo il 10%-12% delle strutture. «Non dobbiamo dimenticare – spiega Roberto Necci, Presidente del Centro Studi di Federalberghi Roma – che in questa città l’80% del fatturato viene generato da turismo internazionale, che al momento manca completamente. Anche chi ha deciso di aprire ha preso le briciole in termini di occupazione, non andando oltre il 10%-15%. Un tema problematico, che mi sta molto a cuore, è quello delle locazioni. È auspicabile un intervento da parte del Governo, che vada a tutela di entrambe le parti, per alleggerire le posizioni fiscali in capo ai proprietari delle mura così da permettere poi di girare questa componente a favore dell’attività gestionale. Come Federalberghi abbiamo avanzato diverse proposte, ma serve fare qualcosa rapidamente».

Roberto Necci, Presidente del Centro Studi di Federalberghi Roma.

Chi ha preferito non aprire

«In questo momento è importante non abbandonarsi a facili entusiasmi. Sarebbe sbagliato pensare che il peggio è passato – spiega Necci. – L’imprenditore oggi deve essere più realista che mai sulle proprie risorse, sulle capacità di resistenza della propria azienda. La scelta di non aprire può, in alcuni casi, essere quella più idonea».

Lo conferma Arianna Ranocchia, Chef&B del Martis Palace Hotel a Roma. «Abbiamo chiuso il 15 marzo e non abbiamo più aperto. Noi lavoriamo, infatti, al 99% con clientela straniera. Al momento non sappiamo quando riapriremo. Sicuramente non prima di dicembre. Vediamo ora cosa succederà con la riapertura delle scuole».

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