#consumi #softdrink #beverage

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Effetto inflattivo? Certamente. L’inflazione, inutile negarlo, continua a giocare un ruolo da protagonista. Se nel comparto GDO il carrello della spesa è sempre più caro, anche il mondo Horeca sconta rialzi di listino che si riflettono inevitabilmente sull’analisi dei valori comparativi tra 2023 e 2022. I dati presentati da Circana nel corso dell’evento tenutosi, in collaborazione con Rete Distributori Horeca, a Mixology Experience fotografano un 2023 che ha chiuso con un +22,7% in termini di fatturato rispetto al 2022, tra universo distributivo e Cash & Carry. Una crescita importante dove l’incremento inflattivo vissuto nel corso dello scorso anno incide in maniera decisiva, anche più profondamente di quanto non sia avvenuto per altre categorie del comparto bevande.

SEGNO PIÙ ANCHE A VOLUME

È interessante analizzare anche i dati relativi alla variazione percentuale a volume, che fotografa la relativa variazione in litri tra 2023 e 2022. Risultati che, a differenza delle previsioni negative ipotizzate nel corso dello scorso anno, mostrano un timido accenno di ripresa. I dati di Circana parlano, infatti, di un +5,7% per la categoria dei CSD (Carbonated Soft Drink) nel 2023 sull’anno precedente. Se i risultati ottenuti in Italia dalla categoria CSD nel 2022 (con volumi di consumo pro-capite ancora in difficoltà, intorno ai 32 litri, tra i più bassi d’Europa) lasciavano sperare in una ripresa importante, le incertezze dell’anno passato – a cui va aggiunta l’ulteriore incertezza generata nel settore dal rischio della cosiddetta “sugar tax” – hanno dunque significativamente gravato su famiglie e consumi; ma non a tal punto da far registrare un segno negativo a volume.

PERFORMANCE COMPARTO CSD

2023 vs 2022

Fonte: Circana, Panel Distributori Bevande 2016-2023

Universo 1090 Depositi su Universo di 1800 e Circana Liquid Data™Cash&Carry

LE CATEGORIE NEL DETTAGLIO

A performare meglio in termini di volumi sono state le categorie di cole e ginger che hanno chiuso il 2023 rispettivamente con un +6,9% e un +8,3%. Seguono le aranciate (5,3%), toniche e chinotti (+3%) e gazzose (+2,7%). L’unica categoria a riportare il segno meno è quella relative ai pompelmi con un -0,6%. Crescite ben maggiori, invece, si sono registrate per quanto riguarda la variazione a valore, tutte a due cifre: +24,5% per le cole, sopra il 20% le aranciate, le limonate e le gazzose, tra il +16% e il + 17% toniche, ginger e chinotti.

SOSTENERE IL MERCATO

«In questa fase di grande incertezza, con un’inflazione che ha modificato i consumi fuori casa e si è radicata nelle aspettative degli italiani, servono misure del Governo a sostegno dei consumi, anziché depressive. Occorre evitare aumenti mirati e autolesionisti contro il made in Italy, che hanno ripercussioni negative su tutti i soggetti che operano nella filiera. Tasse aggiuntive, come sugar e plastic, preoccupano e vanno in direzione opposta alle esigenze di chi produce in Italia e di chi consuma – ha dichiarato Giangiacomo Pierini, Presidente di ASSOBIBE, l’Associazione italiana industrie bevande analcoliche. – Servono misure che puntino ad abbassare tasse e burocrazia, sostenendo così un mercato, quello delle bevande analcoliche, che rischia un’ulteriore flessione, dopo un 2023 piatto e un 2024 che si preannuncia sulla stessa linea a causa del ridotto potere di acquisto dei consumatori».

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